Solitamente, per contenere un piccolo smottamento o una frana di dimensioni circoscritte, si utilizzano vari metodi.I contenimenti servono soprattutto a consolidare il terreno o evitare che porzioni di terra invadano le carreggiate o i cortili, durante le fasi di assestamento, post frana.
Ci sono vari metodi e tecniche, per eseguire un contenimento, che si diversificano in funzione dell’altezza, della curvatura o dell’esistenza di manufatti edili nelle vicinanze (es, fondazioni, pali strutturali antisismici, muri, plinti o asfalto…)
Partendo dai sistemi di contenimento del terreno meno costosi, come può essere una “palificata” in legno (ossia un contenimento del terreno costruito con dei pali in legno disposti a terrazzamento), si arriva fino a delle vere e proprie fondamenta stradali, con pali in cemento armato profondi fino a 20 metri nel terreno.
I problemi del legno, tuttavia sono l’elevato costo di manodopera per la costruzione e la durata del legno, che tende a marcire nell’arco di qualche anno.
Un’alternativa , più costosa ma abbastanza rapida da realizzare sono i Gabbioni metallici riempiti con sassi e pietre locali, ma si tratta di sistemi instabili e pesanti, peggiorativo quindi per il fronte franoso.
Salendo progressivamente di costo, ma mantenendo una bassa complessità realizzativa, si passa ai famosi “New Jersey” (architravi in cemento armato pre-compresso) posizionati lungo un percorso. Facili e veloci da posizionare ma con altezze molto ridotte (fino a 50-70 cm).
Gli interventi più complessi, come dicevamo in precedenza, sono delle vere e proprie opere di bonifica e consolidamento strutturale, con pali profondi 12/16 metri in calcestruzzo armato e plinti strutturali, ideali per interventi di rinforzo delle fondamenta.
In questo caso, i costi sono estremamente più elevati, ed è necessario passare obbligatoriamente dalla progettazione perché si tratta di interventi molto costosi e geologicamente impattanti.