La primavera è alle porte e chi lavora nel giardinaggio professionale lo sa bene: la pacciamatura è l’unico alleato in grado di proteggere una nuova aiuola dalle infestanti, soprattutto nel periodo primaverile (febbraio/marzo/aprile)
Solo che, la rafia di polipropilene si filaccia e il telo antialga non traspira, quindi si cercano sempre alternative in rotolo che sappiano coniugare funzionalità e convenienza economica.
Ciò che però conta più di tutto, però, è la preparazione del substrato di coltivo, che distingue un lavoro mediocre da un’opera duratura.
Spesso ci concentriamo sulla scelta delle piante o sulla qualità della ghiaia decorativa o sulla resa estetica se mettessimo lapillo piuttosto che corteccia, sottovalutando un elemento invisibile ma cruciale: il telo per la pacciamatura.
Per anni, il mercato è stato dominato dal classico telo intrecciato verde/nero in polipropilene (la famosa rafia di polipropilene). L‘evoluzione dei materiali ha portato alla ribalta nuovi tipi di feltro in TNT o alternative di polipropilene calandrato specifiche per l’uso in abbinamento alle pacciamature tradizionali, come corteccia, ghiaietto colorato o lapillo vulcanico.
Se ti stai chiedendo se vale la pena abbandonare la vecchia rafia per passare al tessuto non tessuto, ecco un’analisi pratica delle differenze che impattano sul tuo lavoro quotidiano.





